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FESSURE, CAVILLATURE E CREPE NEI RIVESTIMENTI CONTINUI

I rivestimenti per pavimenti si possono dividere in due grandi categorie: quelli più classici che vengono appoggiati o incollati sul pavimento (flottanti, piastrelle, legno, alcuni tipi di gomma e linoleum) e quelli che invece sono in perfetta adesione al supporto (resine, spatolati cementizi, ecc…). Questa seconda categoria, cioè i rivestimenti in adesione, segue esattamente l’andamento del supporto e ne riflette anche tutti i movimenti. In altre parole, se il massetto crepa, anche il rivestimento in adesione crepa: e su questo punto c’è molta confusione.

Fessura riflessa sul massetto

La prima cosa da chiarire è che se vedo una crepa sul rivestimento, allora è sicuramente conseguenza di una crepa nel supporto sottostante. Questa è l’unica spiegazione fisica possibile, nei rivestimenti continui il ritiro plastico o igrometrico è un fenomeno trascurabile.

Secondo: esistono rivestimenti che hanno una buona elasticità, e possono in qualche modo sopportare piccoli movimenti del supporto. Tale proprietà si chiama crack bridging ability, tradotta nella norma EN 1062-7 come resistenza alla screpolatura. Tuttavia si osserva spesso che tale capacità non è duratura nel tempo, ovvero prima o poi la fessura si riflette anche su rivestimenti di grande elasticità, specialmente se la fessura è generata da movimenti dinamici.

Il problema cavillature si riconduce quindi completamente al supporto, massetto o pavimento che sia: vediamo quali sono i meccanismi principali da tenere in considerazione:

  1. Il ritiro igrometrico: i massetti – specialmente quelli più comuni di tipo cementizio – soffrono di una contrazione dovuta al ritiro del cemento. Questa contrazione (immaginate una spugna che si secca) non avviene liberamente, ma è ostacolata dall’attrito sul sottofondo e da tutti gli altri elementi della costruzione (colonne, muri, ecc…). Le tensioni che si generano durante questa contrazione fanno crepare il massetto. Questo fenomeno è importante soprattutto nei primi 90 giorni dal getto, poi assume valori meno pericolosi. Passati tre mesi, in assenza di altri fenomeni, potremo rivestire in sicurezza anche sopra le fessurazioni che si saranno formate. Se abbiamo fretta, è fortemente consigliato eseguire dei tagli sul pavimento che possano guidare la fessura attraverso uno schema ordinato: tali giunti di controllo potranno poi essere sigillati con materiali elastici (poliuretani o polisolfuri) e saranno parte del disegno del pavimento.
  2. Il fenomeno di cui al punto 1 si verifica anche quando rattoppiamo o aggiustiamo un pavimento: se creiamo tracce per far passare gli impianti, se aggiungiamo un nuovo pavimento a uno vecchio e così via.
  3. La dilatazione termica: si verifica in particolar modo con il riscaldamento a pavimento e nei rivestimenti esterni. In questo caso, oltre alla contrazione, il calcestruzzo subisce una dilatazione: in pratica spingerà facendo pressione sugli elementi che lo circondano. Per contenere questo movimento è necessario prevedere un giunto di dilatazione, in genere di almeno 1-2 centimetri. A differenza del movimento di ritiro, che si esaurisce nel tempo, il movimento di dilatazione sarà presente per tutta la vita della struttura.
  4. I movimenti strutturali: se sono su un solaio, oppure su un terreno che non è stato compattato e preparato adeguatamente, non di rado si verificano cedimenti e movimenti imprevisti che portano i supporti a fessurare. Dal punto di vista ingegneristico questo è ampiamente previsto, da quello estetico è meno piacevole. In questa categoria possiamo far rientrare anche tutti gli elementi di “disturbo” che vengono annegati nei massetti, come i tubi e gli impianti vari, oppure i pozzetti e le canalette che creano discontinuità o ancora le geometrie azzardate del pavimento contenenti spigoli o salti di sezione.

Come avete capito il sottofondo riveste un ruolo fondamentale e per evitare brutte sorprese bisogna valutare scrupolosamente la tipologia, la geometria e le tempistiche di maturazione. Prendere scorciatoie può solo aumentare i rischi di incorrere in spiacevoli inestetismi talvolta irrimediabili.

Diamo un adeguato supporto al nostro rivestimento!!

 

buon lavoro

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COME RIPARARE IL CALCESTRUZZO

Sappiamo già che il calcestruzzo non è eterno, anzi è sotto gli occhi di tutti l’effetto del degrado in alcune strutture. La scarsa qualità del materiale, la posa approssimativa e l’assenza di una adeguata protezione portano dopo pochi anni al fenomeno dello spalling, cioè al distacco di parti superficiali di calcestruzzo. Molto spesso utilizziamo per la riparazione del cls gli stessi criteri utilizzati per il getto, ed otteniamo quindi gli stessi risultati: le riparazioni durano pochissimo e siamo costretti ad una continua manutenzione delle opere.

Ecco 5 passi per riparare in modo efficace e duraturo il calcestruzzo:

  1. Preparare la superficie
  2. Impermeabilizzare
  3. Sanificare i ferri di armatura
  4. Scegliere la malta giusta
  5. Proteggere il calcestruzzo

1 – Preparare la superficie

Applicare una malta di riparazione senza avere adeguatamente preparato la superficie è come mettere un cerotto sulla ferita senza avere prima disinfettato. Se il calcestruzzo è delaminato, significa che ha una scarsa coesione e resistenza: è necessario consolidarlo e impermeabilizzarlo prima di applicare la malta, altrimenti si rischia che dopo pochi anni la malta si distacchi portandosi dietro qualche centimetro di fondo. La superficie va preparata il giorno primarimuovendo tutte le parti incoerenti e bagnandola abbondantemente con acqua. Possiamo fare entrambe le operazioni con un idrolavaggio a pressione. Successivamente occorre consolidare in profondità la matrice cementizia con un impregnante.

2 – Impermeabilizzare

Oltre a rendere la superficie adeguatamente consistente e solida per ricevere la riparazione, per allungare la vita utile del rimedio è necessario analizzare e risolvere le cause che hanno portato al degrado del calcestruzzo. Il supporto è stato in contatto con sali disgelanti? C’è umidità di risalita? E’ in prossimità del mare? E’ attraversato da infiltrazioni o bagnato dall’acqua? E’ stato attaccato da materiale organico (fattorie, lavorazioni industriali, ecc.)? Queste e altre domande sono fondamentali per bonificare il supporto prima di procedere ed ottenere così una soluzione permanente. 

3 – Sanificare i ferri di armatura

La ruggine è la responsabile della delaminazione. Comunemente diciamo che “i ferri scoppiano”: quando l’acciaio si ossida aumenta di volume, esercitando pressione sul cls circostante. 

4 – Scegliere la malta giusta

La resistenza a compressione di una malta non è sempre il fattore più importante. Riparare un calcestruzzo che ha una resistenza corticale residua di 20-25 MPa con una malta di 80 MPa non serve a molto, qualche volta è anche controproducente perché tende a strappare il supporto. Molto più importanti sono le caratteristiche di impermeabilità e adesione. 

Di sicuro deve essere un prodotto marcato CE secondo la norma UNI EN 1504-3 “Protezione e riparazione delle strutture in calcestruzzo”. Attenzione: non basta che sia genericamente “conforme” alla norma, deve esserci proprio il marchio CE. Occhio alle schede tecniche! 

In secondo luogo la malta scelta deve essere progettata per lo spessore che vi serve riparare: ricordate che è sempre meglio estendere la riparazione sbordando qualche centimetro oltre la zona danneggiata, perciò meglio scegliere una malta in grado di andare a basso spessore fino a zero.

5 – Proteggere il cls

Se il calcestruzzo di è danneggiato, molto probabilmente è anche perché non è stato adeguatamente protetto. E’ tempo di farlo adesso. Si può scegliere se ricostruire tutta la superficie con un rasante strutturale  oppure se impregnarlo con un impermeabilizzante di profondità oppure con un idrorepellente.

Qualsiasi sia la tecnica che fa al caso vostro, proteggete ora il calcestruzzo: durerà di più.

 

buon lavoro

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ASPETTI FISCALI

Agli atti di trasferimento a titolo oneroso soggetti all’imposta di registro in misura proporzionale si applicano le seguenti aliquote:

- 9% per l’acquisto di immobili senza alcuna agevolazione;

- 2% per l’acquisto di immobili per i quali è possibile usufruire delle agevolazioni “prima casa”;

- 12% per l’acquisto di terreni agricoli acquistati da soggetti diversi da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali, iscritti nella relativa gestione previdenziale e assistenziale.

Il legislatore ha comunque previsto un importo minimo di euro 1.000,00, qualora il calcolo con le aliquote di cui sopra risulti inferiore a detta soglia minima. Le imposte ipotecaria e catastale sono dovute nella misura di euro 50,00 ciascuna. Qualora la fattispecie negoziale richieda l’applicazione di una imposta di registro non proporzionale, ma fissa, l’importo della stessa è pari ad euro 200,00.

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CORROSIONE DEI FERRI DI ARMATURA

Quasi certamente vi sarà capitato di vedere strutture in cemento armato degradate, con la parte superficiale del calcestruzzo mancante – il cosidetto copri ferro –  ed il ferro di armatura a vista. Vi sarà capitato dicevo, perché il fenomeno è molto comune, soprattutto per i frontalini dei balconi e spesso i condomini stanchi di vedere gli spigoli rotti e le crepe, chiama il proprio muratore di fiducia per sistemare le cose.

Che fare a questo punto? Qual è la soluzione? In realtà il processo di riparazione è complesso, bisogna capire perché il cemento scoppia, da dove arriva l’acqua che lo corrode e fa arrugginire il ferro. Successivamente bisogna tappare la falla dell’impermeabilizzazione e poi ricostruire le parti mancanti. Già, ricostruire. Ma se non trattiamo il ferro, questo continuerà ad arrugginire, il calcestruzzo esploderà di nuovo, la sezione del ferro di armatura diminuirà e la resistenza meccanica di tutta la struttura ne sarà compromessa. Dopo pochi anni dalla riparazione, il condomino avrà gli stessi problemi, ma chi interverrà non sarà più il muratore di fiducia…

Trattare il ferro arrugginito in una struttura in cemento armato è tanto importante quanto la ricostruzione delle parti mancanti. Per questo motivo dobbiamo capire come muoverci; oltre ad una adeguata pulizia meccanica bisogna intervenire con un trattamento chimico. In commercio si trovano sia passivanti che convertitori, ma quale scegliere ?

La ruggine è un composto spontaneo costituito da ossidi di ferro, idrati e carbonati basici di ferro che dà origine al fenomeno della corrosione, determinando il progressivo sfaldamento degli ossidi di ferro. Lo strato di ruggine, quindi, si sgretola scoprendo il ferro sottostante e ricominciando il processo.

Per evitare tutto ciò dovremmo passivare il ferro di armatura ovvero creare un film sottile, non poroso, non traspirante ed in grado di bloccare l’ossigeno, mantenendo stabili le condizioni ambientali in cui si trova.

Un passivante per ferri d’ armatura quindi, qualsiasi sia la sua marca, deve fare tutto questo. In altre parole impedire che si formi ruggine, perché una volta che si è formata, la funzionalità del passivante è molto molto ridotta.

Ma se la ruggine si è già formata come nel caso dei condomini ?

A questo punto dobbiamo pensare ad un convertitore che, reagendo con il supporto ferroso forma un film nero ed impedisce l’ulteriore ossidazione e formazione di ruggine. Questo strato è composto da magnetite, materiale che ha la caratteristica di avere una elevata forza di adesione con il ferro sottostante e quindi, in pratica, di risanare l’ armatura metallica oltre che di favorire l’ adesione del calcestruzzo al tondino durante la fase di ricostruzione.

A voi la scelta quindi se utilizzare un passivante o un convertitore; per quel che mi riguarda, ho già scelto e se dovessi intervenire a casa mia utilizzerei un convertitore.

                                                                                    Buon lavoro

                            

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REGOLE PER ACQUISTARE

L'acquisto di una casa è certamente una delle operazioni economiche più importanti nella vita di una persona e per tutelare al meglio i cittadini, lo Stato richiede che il contratto sia stipulato da un pubblico ufficiale imparziale e specializzato sulla materia: il notaio. Il notaio, infatti, interviene per legge in posizione di terzietà e indipendenza rispetto a venditore e acquirente, garantendo che l’acquisto dell’immobile avvenga nel rispetto di tutte le norme di legge. Per questo motivo si consiglia l’acquirente (quasi sempre la parte debole della compravendita) di rivolgersi al notaio di fiducia fin dall’inizio delle trattative, prima ancora di firmare proposte di acquisto o contratti preliminari, che sono già vincolanti ed impegnativi, in modo da poter considerare insieme a lui ogni aspetto dell’operazione da compiere.

LA SCELTA DEL NOTAIO

La scelta del notaio è assolutamente libera (non deve essere imposta dall’agenzia immobiliare o dalla banca alla quale si è richiesto un mutuo), e spetta all’acquirente, essendo quest’ultimo tenuto al pagamento dei compensi, salvo diversi accordi con il venditore.

La scelta del notaio, dunque, deve essere orientata dal rapporto di fiducia del cliente nei suoi confronti, anche in base al tempo dedicato e alla consulenza prestata per garantire un acquisto sicuro. Se non si ha un notaio di fiducia, ci si può rivolgere al notaio più vicino.

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