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LA PROPOSTA DI ACQUISTO

E' importante distinguere la proposta d'acquisto dal preliminare. La proposta d’acquisto, infatti, è la dichiarazione dell'acquirente di voler acquistare un certo bene a un certo prezzo: solitamente si tratta di un modulo prestampato fornito dall'agenzia immobiliare, ed è accompagnata dal versamento di una somma di denaro a titolo di ''caparra''. Una volta firmata, la proposta d’acquisto contiene impegni già vincolanti per l’acquirente ma nel frattempo il venditore resta libero di valutare anche altre offerte e non è certo che l'affare venga concluso. E’ preferibile, quindi, stipulare sempre un contratto preliminare in quanto la proposta d'acquisto impegna solo la parte che l'ha firmata. Una volta accettata dal venditore la proposta di acquisto si converte automaticamente in un contratto preliminare.

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IL CONTRATTO PRELIMINARE

Il contratto preliminare (anche detto compromesso) è un vero e proprio contratto che obbliga entrambe le parti alla stipula del contratto definitivo. Il preliminare deve indicare gli elementi principali della vendita quali il prezzo e la casa da acquistare, l'indirizzo e una precisa descrizione (piani, stanze etc.) con i dati del Catasto e la data del contratto definitivo. E’ opportuno, inoltre, definire tutti gli obblighi reciproci da adempiere prima della consegna dell’immobile. In caso di vendita di immobili in corso di costruzione sono previste dalla legge regole particolari per la redazione del contratto preliminare.  Non è obbligatorio che il contratto preliminare sia stipulato da un notaio, ma è comunque opportuno chiarire con il notaio quali sono gli obblighi da esso derivanti. 

In caso di:

  • acconti prezzo sostanziosi
  • tempi lunghi tra preliminare e definitivo
  • venditore soggetto fallibile

Per garantire la massima tutela al futuro acquirente è molto opportuno che il contratto preliminare sia stipulato dal notaio, mediante scrittura privata autenticata o atto pubblico, in modo che venga trascritto nei Registri Immobiliari. Nelle altre ipotesi, l’opportunità della trascrizione può essere valutata con l’assistenza del notaio.

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IL NUOVO VETRO PER LA FINESTRA "INTELIGGENTE"

Presso il Lawrence Berkeley National Laboratory di Berkeley, in California, un team di ricercatori, guidato da Delia Milliron, ha messo a punto una nuova tecnologia che permette di ottenere una particolare tipologia di vetro in grado operare dinamicamente il controllo del flusso di calore e di luce che le attraversa modulandolo in base alle diverse condizioni meteorologiche attraverso la trasparenza. Il nuovo vetro di questa sorta di finestra intelligente sfrutta l’interazione di due materiali altamente conduttivi: i nano cristalli di ossido di indio e stagno e una matrice vetrosa di ossido di niobio; l’interazione tra i due conduttori permette un controllo selettivo della luce visibile e del calore, in questo modo si può ottenere un’illuminazione naturale all’interno senza aumento di calore, tipico dei mesi più caldi.

Rispetto alle attuali tecnologie, in cui il controllo della radiazione comporta anche un oscuramento della superficie vetrata, recando degli inconvenienti sulla qualità dell’illuminazione degli ambienti, la conformazione a tre strati della finestra intelligente consente all’utente finale un controllo personalizzato e ottimale del calore, della luce e della trasparenza. In un’ottica di risparmio energetico questo nuovo approccio permetterebbe un notevole risparmio di risorse e un’ottimale gestione dei costi soprattutto per il raffreddamento e l’illuminazione degli edifici residenziali e in particolare di quelli commerciali, dove l’utilizzo di ampie vetrate è largamente diffuso. Quindi una semplice finestra può svolgere anche funzioni di approvvigionamento energetico, come un pannello solare? La risposta è positiva e si deve ad un gruppo di ricerca italo-americano.

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Lo dimostra appunto lo studio “Large-area luminescent solar concentrators”, realizzato da un team di ricerca dell’Università Milano-Bicocca in collaborazione con il Los Alamos National Laboratory (U.S.A.). Il team ha messo a punto dei concentratori solari: si tratta di semplici lastre di plexiglass “drogate” con speciali nano particelle fluorescenti che catturano e concentrano la luce solare e possono trasformare le vetrate degli edifici in generatori di energia pulita, senza però rinunciare alla trasparenza del materiale.

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LA FACCIATA INTERATTIVA WINDSWEAP

Passiamo alla “pelle” degli edifici che si è sempre più evoluta, raggiungendo una funzionalità non solo estetica ma anche bioclimatica, ed in alcuni casi addirittura strutturale. Oggi non basta più un rivestimento per far sembrare più elegante il nostro edificio; abbiamo bisogno che questa pelle renda realmente innovativa e giustificata la sua applicazione. Un esempio estremamente affascinate di questa nuova concezione di pelle/facciata, è senz’altro data da “Windswept”, ovvero una facciata interattiva concepita per muoversi a seconda delle correnti d’aria, rivelando l’esatta direzione del vento e mettendo in scena le potenzialità artistiche della ventilazione naturale.

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Progettata dal designer statunitense Charles Sowera, l’installazione è attualmente stata integrata sul lato esterno del Randall Museum di San Francisco e costituisce un esperimento cinetico a metà strada tra arte e scienza. Non solo l’impianto unisce un elemento di design originale, ma riesce a rendere visibile qualcosa che di solito non è visibile ad occhio nudo: l’interazione tra aria ed edificio. Anche in questo campo, quindi, l’evoluzione dei materiali non è stata indifferente; si sono introdotti sempre più materiali provenienti dal campo nautico o aerospaziale (vedi kevlar o carbonio), ma oggi, seppur estremamente prestanti, anche questi materiali risultano obsoleti rispetto per esempio a l’Aerographite.

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Lavabo in legno, una scelta di stile

Lavabo in legnoUn lavabo in legno può essere la soluzione più adatta per il nostro bagno?

Che il legno non sia, in generale, il materiale più adatto per entrare in contatto con l'acqua è risaputo, eppure, con opportuni trattamenti, anche il legno può diventare impermeabile all'acquaed essere quindi utilizzato dove meno te lo aspetti.

Scegliere un lavabo in legno è una scelta di stile ancor prima che una scelta funzionale; le caratteristiche di calore che dona il legno non possono essere offerte da alcun materiale ceramico.

Il legno si abbina bene sia ad ambienti rustici che moderni, in quest'ultimo caso creando degli interessanti contrasti visivi.

Ma come si rendono i lavabi in legno impermeabili all'acqua?
In primo luogo si parte dalla scelta del giusto legno, ovviamente. Non tutti i legni hanno le medesime caratteristiche di resistenza all'umidità e si prestano ugualmente bene per essere usati al posto dei sanitari in ceramica.

I legni più resistenti all'acqua vengono dall'Oriente o sono di origine tropicale: il teak, il bamboo listellare, il palissandro ed altri.

 

Poi, anche questi tipi di legno devono essere oppurtunamente trattati con primer e resine in maniera tale da renderli idrorepellenti e ridurne la porosità al minimo. Se pensiamo che, per millenni, le barche sono state costruite in legno si capisce che l'uomo ha maturato una certa capacità nel rendere questo materiale resistente all'acqua.

Resta il fatto che l'acqua è solo uno degli elementi che entrano in contatto con un lavabo in legno, poi bisogna aggiungere i saponi, il calcare naturalmente contenuto nell'acqua ecc. Quindi più che concentrarsi sul fatto che un lavabo in legno possa essere resistente all'acqua bisognerebbe forse concentrarsi sulla possibilità di mantenere nel tempo la sua originale bellezza; scordiamoci quindi pulizie "aggressive" con spugnette abrasive e altri prodotti chimici che potrebbero intaccare la finitura idrorepellente del lavabo e, di conseguenza, rendere il legno permeabile.

 

 

 

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